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corsi di scrittura

Quanto chiasso per un semplice 1 per cento

E come se la tirano… Un gruppo di calciatori superpagati ha deciso di fare beneficenza regalando l’1%, ripeto l’uno per cento e lo scrivo in lettere perché si capisca meglio, del proprio stipendio multimilionario e diventano dei benefattori dell’umanità. Ha aderito anche lo juventino Giorgio Chiellini e per questo, per quell’uno per cento dello stipendio, si è meritato articoloni sui giornali e sul web. Il “Corriere della Sera” gli ha dedicato addirittura la copertina del suo inserto sulle “Buone Notizie”. A me sembra esagerato, vuoi per l’entità dell’offerta, vuoi perché i veri benefattori fanno donazioni in silenzio.

E io salvo il Benevento dalla retrocessione

Giochiamo a chi le spara più grosse?

Io abolisco il canone TV. Io il bollo auto. Io la tassa universitaria. Io cancello il job act. Io tolgo l’obbligo di vaccinarsi. Io esco dall’Euro. Io aumento le pensioni. Io salvo il Benevento dalla retrocessione. Io riporto la Nazionale di calcio ai  Mondiali di Russia. Io ripulisco Roma dai rifiuti.

E mancano ancora più di cinquanta giorni

 

Il mio bilancio del 2017 tra famiglia, cane, gotta e libri

Bilancio del 2017? Beh, dài, poteva andar peggio.
Mia moglie mi sopporta ancora, i figli pure, la cagnolina mi adora, la salute bene o male tiene, con gli acciacchi naturali dell’età (soffro di gotta, un malanno aristocratico che sbandiero con orgoglio), la scrittura e l’insegnamento della stessa mi danno soddisfazioni, lavoro con due case editrici serie e coraggiose (Il Gattaccio e Radici Future) e fra un paio di mesi uscirò con un nuovo romanzo che sarà senza dubbio un best seller.
Che più alla mia veneranda età? Buon Capodanno!

Buon Natale con una vecchia poesia, ancora attuale

Faccio a tutti l’augurio di un felice Natale con una vecchia poesia che ho scritto sedici Natali fa.

Natale?
Presente

Natale?
Presente.
Sei pronto?
Impaziente
Hai fatto i regali?
Come tutti i Natali
Tua moglie è contenta?
Almeno lo ostenta.
E i figli che fanno?
Quel che fanno ogni anno.
Ma tu cosa provi?
Una gioia e un dolore
La gioia per cosa?
Per “quelli” che ho intorno.
E invece il dolore?
Per “quello” che ho intorno.
La differenza qual è?
Devo startelo a dire?
Ci vuol poco a capire.
Non lo vedi che intorno
Si peggiora ogni giorno?
Fuori qui dalla stanza

C’è soltanto arroganza
E il fascismo già avanza
Con la sua intolleranza.

Ho capito, sta calmo…che è stato?
Chiedo scusa, mi sono scaldato.
Non è niente, continua a parlare.
Che cos’altro mi vuoi domandare?
Dov’è la poesia di Natale?
È ancora allo stato embrionale
La rima è pur sempre baciata?
Sì, ma non sempre è appropriata
Che problemi hai trovato a creare?
Non c’è niente che mi faccia ispirare.
E allora che credi, che è meglio mollare?
Pensaci bene, proprio questo vuoi fare?
Ma no, chi l’ha detto? Soltanto che io…
Io, io, solo io…. Non sei tu che sei il Dio.
Se tanto brutto ti sembra il tuo mondo
Deciditi a fare una scelta di fondo
D’accordo, ho capito: che cosa consigli?
Guarda negli occhi tua moglie e i tuoi figli
Invece di stare qui a macerarti
Pensa a chi ancora continua ad amarti.
Stringiti al petto l’intera famiglia

Quegli altri il diavolo, vedrai, se li piglia
Dimentica il mondo, pensa ai tuoi cari
E non scivolare sui toni volgari.

Però se un insulto mi scappa dal petto…
Non preoccuparti, non sarai maledetto.
Anzi, guarda, se ti può consolare
Mettiamoci insieme e proviamo a rimare.
Diciamolo in coro rivolti ai potenti,
Quelli che vogliono piallarci le menti:
Voi che pensate soltanto al potere
Voi che volete ricchezze e piacere
Voi che pensate la guerra sia un gioco
Voi che degli altri vi importa assai poco
Voi che lanciate le bombe a Kabul
Date retta al Signore: andate a fancul.

Natale 2001

“Chapeau” per Borsalino, il cappello più bello del mondo

Se per rendere omaggio a una persona o per esaltare un’impresa si adopera universalmente l’espressione “chapeau”, accompagnata da un gesto della mani verso il capo, beh, allora dieci, cento, mille volte “chapeau” a Borsalino, il cappello di feltro più famoso del mondo che oggi va in soffitta, dopo 160 anni di gloriosa esistenza. È la fine di un simbolo, il crollo di un mito. Borsalino era il cappello di Humphrey Bogart, di Al Capone, di Winston Churchill e ancora di Fellini, Gassman, Alain Delon, Charlie Chaplin e tanti tanti altri ancora (ne ho avuto uno anch’io).

La sua storia è finita ed è superfluo stare in questa sede  a spiegarne i perché. Limitiamoci a rendere omaggio a Giuseppe Borsellino, l’uomo che il 4 aprile del 1857, ovverso centosessanta anni fa, lanciò in quel di Alessandria questo meraviglioso prodotto. Chapeau.

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Quel 12 dicembre di quarantotto anni fa, alle 16 e 37

Era una giornata come questa, fredda e grigia, quella del 12 dicembre 1969. Lavoravo a “La Notte”, quotidiano milanese del pomeriggio, e seguivo lo sport, la testa all’Inter di Mazzola e al Milan di Rivera. D’improvviso, alle 4.37 del pomeriggio, la bomba alla Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana. Al diavolo l’Inter e il Milan, fui coinvolto nella realizzazione di un’edizione straordinaria sulla strage. Sono passati quarantotto anni e ricordo ancora quei momenti di frenesia assoluta, ricordo la grinta, la bravura di Nino Nutrizio, grande giornalista e grandissimo direttore, di quelli che non ce ne sono più. È stato un giorno storico quel 12 dicembre 1969,  un giorno maledetto che ha cambiato la storia del nostro paese. Cerchiamo di non dimenticarlo mai.

I giornalisti che fanno un altro mestiere

Il dibattito politico che sta animando questo fine legislatura è davvero desolante. Seguiti in TV un qualsiasi dibattito è un insostenibile esercizio di masochismo. Insulti, sceneggiate, luoghi comuni, posizioni preconcette, villlanie. È finché lo fanno i politici  va bene, è il loro mestiere, ma vedere impegnati in questo rodeo giornalisti con la bava alla bocca è la cosa che più disturba, perché non è questo il loro mestiere. A chi mi riferisco? Basta seguire cinque minuti di un talk show qualsiasi per capirlo. Televisione che fa rima con desolazione.

Quella bravata fascista a volto scoperto

Avevano tutti il volto scoperto e su quel volto l’arroganza fascista tristemente nota. Sono entrati in una ventina in un centro sociale che accoglie i migranti e hanno intimorito i presenti – tutti anziani – con insilti e minacce. “State rovinando l’Italia” hanno detto alla fine del discorsetto e, pieni di boria, sono usciti fieri della loro impresa.È successo nella civilissima Como. Avevano tutti il viso scoperto, ripeto, e c’è da sperare che qualcuno in questura li riconosca.

Di Battista come Cincinnato, anzi di più

Diciamoci la verità: è così traumatico venire a sapere che Alessandro Di Battista non si presenterà alle prossime elezioni? Interviste, intervistone, lacrime, appelli a ripensarci… neanche Cincinnato quattrocento anni prima di Cristo aveva avuto tante attenzioni. Dice che adesso si metterà a scrivere libri, e questo sì che dovrebbe preoccupare; dice che il figlio nato da poco gli porta via tempo e attenzioni, cosa già capitata ad altri, credetemi. Insomma, niente di così sconvolgente. Il Parlamento ne farà a meno, ma  credo che possa andare avanti lo stesso. Meglio o peggio? Uguale a prima.

E va bene, vedremo i Mondiali in TV

Poveri noi, niente Mondiali di calcio. Dopo sessant’anni di gloria, con due vittorie nel 1982 e nel 2006, e di figuracce, Cile 1962 e Ingjhilterra 1966, stavolta ce ne restiamo a casa. Niente Russia, vedremo le partite in TV. La soluzione è amara, ma se leggiamo i giornali e navighiamo sul web oggi scopriremo che lo sapevano tutti. Non solo: tutti conoscono anche i perché di questa eliminazione. Colpa del presidente  Tavecchio, colpa dell’allenatore Ventura, colpa dei giocatori, colpa degli arbitri, colpa dei troppi stranieri che giocano nelle nostre squadre di serie A. Non c’è niente di più bello e opinabile del calcio. Soltanto il centrosinistra riesce a volte a suscitare tanti “io l’avevo detto…”.