Menu

corsi di scrittura

Quel 12 dicembre di quarantotto anni fa, alle 16 e 37

Era una giornata come questa, fredda e grigia, quella del 12 dicembre 1969. Lavoravo a “La Notte”, quotidiano milanese del pomeriggio, e seguivo lo sport, la testa all’Inter di Mazzola e al Milan di Rivera. D’improvviso, alle 4.37 del pomeriggio, la bomba alla Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana. Al diavolo l’Inter e il Milan, fui coinvolto nella realizzazione di un’edizione straordinaria sulla strage. Sono passati quarantotto anni e ricordo ancora quei momenti di frenesia assoluta, ricordo la grinta, la bravura di Nino Nutrizio, grande giornalista e grandissimo direttore, di quelli che non ce ne sono più. È stato un giorno storico quel 12 dicembre 1969,  un giorno maledetto che ha cambiato la storia del nostro paese. Cerchiamo di non dimenticarlo mai.

I giornalisti che fanno un altro mestiere

Il dibattito politico che sta animando questo fine legislatura è davvero desolante. Seguiti in TV un qualsiasi dibattito è un insostenibile esercizio di masochismo. Insulti, sceneggiate, luoghi comuni, posizioni preconcette, villlanie. È finché lo fanno i politici  va bene, è il loro mestiere, ma vedere impegnati in questo rodeo giornalisti con la bava alla bocca è la cosa che più disturba, perché non è questo il loro mestiere. A chi mi riferisco? Basta seguire cinque minuti di un talk show qualsiasi per capirlo. Televisione che fa rima con desolazione.

Quella bravata fascista a volto scoperto

Avevano tutti il volto scoperto e su quel volto l’arroganza fascista tristemente nota. Sono entrati in una ventina in un centro sociale che accoglie i migranti e hanno intimorito i presenti – tutti anziani – con insilti e minacce. “State rovinando l’Italia” hanno detto alla fine del discorsetto e, pieni di boria, sono usciti fieri della loro impresa.È successo nella civilissima Como. Avevano tutti il viso scoperto, ripeto, e c’è da sperare che qualcuno in questura li riconosca.

Di Battista come Cincinnato, anzi di più

Diciamoci la verità: è così traumatico venire a sapere che Alessandro Di Battista non si presenterà alle prossime elezioni? Interviste, intervistone, lacrime, appelli a ripensarci… neanche Cincinnato quattrocento anni prima di Cristo aveva avuto tante attenzioni. Dice che adesso si metterà a scrivere libri, e questo sì che dovrebbe preoccupare; dice che il figlio nato da poco gli porta via tempo e attenzioni, cosa già capitata ad altri, credetemi. Insomma, niente di così sconvolgente. Il Parlamento ne farà a meno, ma  credo che possa andare avanti lo stesso. Meglio o peggio? Uguale a prima.

E va bene, vedremo i Mondiali in TV

Poveri noi, niente Mondiali di calcio. Dopo sessant’anni di gloria, con due vittorie nel 1982 e nel 2006, e di figuracce, Cile 1962 e Ingjhilterra 1966, stavolta ce ne restiamo a casa. Niente Russia, vedremo le partite in TV. La soluzione è amara, ma se leggiamo i giornali e navighiamo sul web oggi scopriremo che lo sapevano tutti. Non solo: tutti conoscono anche i perché di questa eliminazione. Colpa del presidente  Tavecchio, colpa dell’allenatore Ventura, colpa dei giocatori, colpa degli arbitri, colpa dei troppi stranieri che giocano nelle nostre squadre di serie A. Non c’è niente di più bello e opinabile del calcio. Soltanto il centrosinistra riesce a volte a suscitare tanti “io l’avevo detto…”.

Torniamo alle cose serie: l’Italia deve battere la Svezia

Finalmente archiviate le elezioni in Sicilia con il preventivato insuccesso di vincitori e vinti, posso tornare a scrivere sul mio blog di cose molto più serie: riuscirà l’Italia a battere la Svezia e qualificarsi per i Mondiali del prossimo anno in Russia? La prima partita dello spareggio, in Svezia, venerdì scorso è andata male, abbiamo perso uno a zero, ora c’è il ritorno a Milano, dove bisognerà fare due gol. Forza ragazzi, a qualunque squadra di club voi apparteniate. L’idea che l’anno prossimo si giochi un Mondiale senza l’Italia è agghiacciante. Altro che un governo senza PD.

Chiunque vinca, sarà un insuccesso

Non so, ovviamente, come andrà a finire domenica in Sicilia, ma so che da tempo non si assisteva a una campagna elettorale così sgangherata: liste infarcite di impresentabili, insulti, minacce, compiacenza all’abusivismo, urla, parole al vento. Comunque vada sarà un successo, diceva umna volta  Chiambretti. Chiunque vinca sarà un insuccesso, diciamo adesso. E a soffrirne sarà la Sicilia.

Appendino indagata? Di Maio non ci sta e passa all’attacco

Non è tanto l’indagine giudiziaria nei confronti della sindaca Appendino a inquietare, quanto il  commento di Luigi Di Maio. Il candidato premier grillino l’ha presa malissimo: “Siamo sotto attacco, il MoVimento è sotto attacco. In questo momento stanno provando ad accerchiarci da tutti i lati: Tv e giornali, partiti e dirigenti pubblici lottizzati sanno che rischiano di perdere tutto. Ma da oggi non staremo più zitti, ora si inizia a ribattere colpo su colpo. È il momento di metterci la faccia. Io ce la metterò ogni qualvolta ci sarà da raccontare la verità”.

Alzi la mano chi conosceva Kazuo Ishiguro

Diciamoci la verità: quanti conoscevano davvero Kazuo Ishiguro prima del giorno del Nobel? Quanti l’hanno letto? “Ah già, quello di “Quel che resta del giorno” è la frase che abbiamo detto tutti, più per aver visto il film con Anthony Hopkins che per aver letto il libro. Io, confesso, sono tra questi. Adesso però andrò a comprare “Il gigante sepolto” l’ultimo libro di Ishiguro uscito due anni fa che pochissimi hanno letto. Parla di orchi, draghi e giganti,fa il verso a Tolkien e mi incuriosisce assai.