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3 ottobre, giornata della memoria delle vittime migranti

Erano le 7 del mattino del 3 ottobre 2013, al largo di Lampedusa, poco lontano dall’Isola dei Conigli. Il mare era calmo, ma d’improvviso l’azzurro delle sue acque diventò rosso. Una torcia caduta nel deposito del gasolio aveva provocato l’incendio di un barcone carico di migranti. Il Mediterraneo in un istante si trasformò in una bolgia dantesca: 368 morti e 20 dispersi, la più grande tragedia migratoria del Duemila.
Il 3 ottobre è diventata la giornata della memoria delle vittime delle migrazioni. Cerchiamo di onorarla nel più civile dei modi.
Lo dico ai politici, non ai miei cinque lettori.

Donald Trump mette gli Stati Uniti in ginocchio

Gli Stati Uniti sono in ginocchio. Non perché in crisi economica, ma per manifestare contro Donald Trump, il presidente più odiato di tutti i tempi. Il gesto di inginocchiarsi è simbolico, risale a un anno fa, quando il giocatore di football americano Colin Kaepernick si era messo in ginocchio rifiutandosi di cantare l’inno prima di una partita in segno di protesta contro la violenza della polizia bianca nei confronti dei neri. Da allora quel gesto è diventato il simbolo della protesta e della denuncia. In questi giorni mezza America è in ginocchio. Quella dello sport, in prima fila, con atleti del football , del basket e anche del baseball, sport solitamente riservato ai bianchi. E non solo. Si sono inginocchiati anche gli artisti. L’ultimo è stato Stevie Wonder e saranno sicuramente in molti a seguire il suo esempio. E Trump come reagisce? Con gli insulti. Gli ultimi rivolti ai giocatori di football di colore, “multimiliardari di sinistra”.

Quella domanda che ricorre in ogni caso di stupro

L’aspetto più vergognoso del periodo barbaro che stiamo vivendo è forse la domanda che ci facciamo tutti, e sottolineo tutti, quando giunge notizia di uno stupro. “Di dov’è l’aggressore? È un migrante? È italiano? È uno dell’Est?”. Non ci interessa tanto sapere come è andata, come sta la vittima, che cosa ha fatto la polizia… No, ci interessa soltanto conoscere la nazionalità dell’aggressore, nella speranza di poter dire “visto?” o nel timore di dover tenere la testa bassa e la bocca chiusa.

Altro che Olimpiadi, meglio la gara di rutti

Le Olimpiadi a Roma? Orrore, ha detto un anno fa la giunta grillina di Roma. Torneo di rutti a Torino, in piazza Castello? Questo sì, ha detto la giunta grillina di Torino. E così sabato, salvo auspicabili ripensamenti dell’ultima ora, si svolgerà il “Burp d’estate”, la definizione in inglese nobilita il rutto. La competizione è aperta a tutti. L’iscrizione costa un euro che andrà in beneficenza.

La gara a chi sputa più lontano si farà più avanti. Poi quella di scapperamento indoor. Altro non so. Per ora.

Se anche la pioggia diventa un caso politico

La battaglia politica diventa ogni giorno più squallida e desolante. Per qualche voto in più ci si attacca a tutto, anche al maltempo. Un volta si diceva “piove, governo ladro” oggi questo solgan presenta numerose varianti. “Piove, Raggi incapace”, “Piove, colpa del PD”, e via così un colpo al cerchio, uno alla botte. Polemiche desolanti, pochissima attenzione sulle tragedie umane, ma soltanto la ricerca parossistica di uno spunto, spesso un pretesto, per attaccare l’avversario politico. Insomma, andiamo sempre peggio. Pietà l’è morta. Solidarietà non si sente troppo bene. E la pioggia continua a cadere.

Caccia all’untore, anzi all’immigrato

All’improvviso sono diventati tutti infettivologhi e specializzati, oltre tutto, in malaria. È morta una bimba, la fortunatissima Sofia Zago, di soli quattro anni, e sulla sua pelle si  è subito scatenata la canea anti-immigrazione, una vera e propria caccia all’untore. “Dopo la miseria portano la malaria” titola in prima pagina Libero. E aggiunge “Immigrati affetti da morbi letali diffondono infezioni”.Tutto questo senza un’ombra di dubbio, senza un forse, senza un condizionale. Una vergognosa certezza assoluta.

Questo è il giornalismo di oggi. Un giornalismo che se esistesse un Ordine verrebbe come minimo ammonito. Ma l’Ordine dei giornalist in Italia non esiste.

Gli sbarchi sono in calo ma riprenderanno presto

Sbaglia chi pensa che gli sbarchi siano praticamente finiti. Se si è registrato un fortissimo calo è soltanto per motivi contingenti: la guerra alle ONG innanzi tutto e i respingimenti verso la Libia. Ma fra un po’ riprenderanno, non appena i passeur che in Africa organizzano i viaggi della disperazione troveranno mete diverse da quella mefitica della Libia. Partiranno dal Marocco, dall’Algeria e magari non punteranno più soltanto su Lampedusa, ma andranno in Sardegna o in Spagna. Ma riprenderanno e l’Europa s’accorgerà che il problema è tutt’altro che risolto.

Se gli sbarchi dovessero sparire

E se il numero degli sbarchi crollasse precipitosamente? Se addirittura arrivasse a zero? Se nessun africano mettesse più piede in Italia? Ve li immaginate i vari Salvini, Meloni, Di Maio , Sallustri, Belpietro, Feltri eccetera eccetera senza più questo argomento per cercare voti, lettori o telespettatori? Secondo me i più disperati sarebbero proprio loro, loro e tutti gli  ineffabili speculatori sul drammatico fenomeno dell’immigrazione. Speriamo, per loro, che gli sbarchi continuino.

A Breno scritte e balle di fieno contro i neri

Ed ecco, puntuale, la notizia quotidiana di becero razzismo. Stavolta viene dalla privincia di Piacenza, esattamente da Breno. Spaventati dall’idea di dover accogliere 15 minorenni africani, gli abitanti di Breno hanno scritto su un muro “Breno dice NO ai neri e alle coop e all’invasione” e hanno ostruito l’ingresso con quintali di balle di fieno. Per fortuna sono intervenuti il sindaco e le forze dell’ordine a rimettere le cose a posto. Stavolta è  andata bene. Stavolta.

Ministro Fedeli, caccia subito questo insegnante

 

Qualche giorno fa tale Manfredo Bianchi, insegnante di non so quale materia all’istitut0 per geometri  di Carrara, è salito sulle pendici del Monte Sagro e ha issato sulla cima la bandiera della Repubblica di Salò. Con questo gesto ha voluto ricordare la strage di Vinca quando, il 24 agosto 1944, i nazifascisti rastrellarono e uccisero 173 civili , tra cui donne incinte e bambini. L’ha ricordato per celebrarlo, non per commemorarlo.

La notizia fa venire i brividi. La fotografia che mostra Manfredo Bianchi, già candidato con Fratelli d’Italia alle scorse elezioni, mentre sventola impettito la bandiera della RSI pure. Spero che il ministro  dell’istruzione Valeria Fedeli l’abbia vista e  impedisca da questo momento al professor Bianchi di metter piede in una qualsiasi scuola italiana. Una persona che esulta al ricordo di una strage nazifascista non è degno di una cattedra. Può insegnare soltanto odio.