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Di Battista come Cincinnato, anzi di più

Diciamoci la verità: è così traumatico venire a sapere che Alessandro Di Battista non si presenterà alle prossime elezioni? Interviste, intervistone, lacrime, appelli a ripensarci… neanche Cincinnato quattrocento anni prima di Cristo aveva avuto tante attenzioni. Dice che adesso si metterà a scrivere libri, e questo sì che dovrebbe preoccupare; dice che il figlio nato da poco gli porta via tempo e attenzioni, cosa già capitata ad altri, credetemi. Insomma, niente di così sconvolgente. Il Parlamento ne farà a meno, ma  credo che possa andare avanti lo stesso. Meglio o peggio? Uguale a prima.

E va bene, vedremo i Mondiali in TV

Poveri noi, niente Mondiali di calcio. Dopo sessant’anni di gloria, con due vittorie nel 1982 e nel 2006, e di figuracce, Cile 1962 e Ingjhilterra 1966, stavolta ce ne restiamo a casa. Niente Russia, vedremo le partite in TV. La soluzione è amara, ma se leggiamo i giornali e navighiamo sul web oggi scopriremo che lo sapevano tutti. Non solo: tutti conoscono anche i perché di questa eliminazione. Colpa del presidente  Tavecchio, colpa dell’allenatore Ventura, colpa dei giocatori, colpa degli arbitri, colpa dei troppi stranieri che giocano nelle nostre squadre di serie A. Non c’è niente di più bello e opinabile del calcio. Soltanto il centrosinistra riesce a volte a suscitare tanti “io l’avevo detto…”.

Torniamo alle cose serie: l’Italia deve battere la Svezia

Finalmente archiviate le elezioni in Sicilia con il preventivato insuccesso di vincitori e vinti, posso tornare a scrivere sul mio blog di cose molto più serie: riuscirà l’Italia a battere la Svezia e qualificarsi per i Mondiali del prossimo anno in Russia? La prima partita dello spareggio, in Svezia, venerdì scorso è andata male, abbiamo perso uno a zero, ora c’è il ritorno a Milano, dove bisognerà fare due gol. Forza ragazzi, a qualunque squadra di club voi apparteniate. L’idea che l’anno prossimo si giochi un Mondiale senza l’Italia è agghiacciante. Altro che un governo senza PD.

Chiunque vinca, sarà un insuccesso

Non so, ovviamente, come andrà a finire domenica in Sicilia, ma so che da tempo non si assisteva a una campagna elettorale così sgangherata: liste infarcite di impresentabili, insulti, minacce, compiacenza all’abusivismo, urla, parole al vento. Comunque vada sarà un successo, diceva umna volta  Chiambretti. Chiunque vinca sarà un insuccesso, diciamo adesso. E a soffrirne sarà la Sicilia.

Appendino indagata? Di Maio non ci sta e passa all’attacco

Non è tanto l’indagine giudiziaria nei confronti della sindaca Appendino a inquietare, quanto il  commento di Luigi Di Maio. Il candidato premier grillino l’ha presa malissimo: “Siamo sotto attacco, il MoVimento è sotto attacco. In questo momento stanno provando ad accerchiarci da tutti i lati: Tv e giornali, partiti e dirigenti pubblici lottizzati sanno che rischiano di perdere tutto. Ma da oggi non staremo più zitti, ora si inizia a ribattere colpo su colpo. È il momento di metterci la faccia. Io ce la metterò ogni qualvolta ci sarà da raccontare la verità”.

Alzi la mano chi conosceva Kazuo Ishiguro

Diciamoci la verità: quanti conoscevano davvero Kazuo Ishiguro prima del giorno del Nobel? Quanti l’hanno letto? “Ah già, quello di “Quel che resta del giorno” è la frase che abbiamo detto tutti, più per aver visto il film con Anthony Hopkins che per aver letto il libro. Io, confesso, sono tra questi. Adesso però andrò a comprare “Il gigante sepolto” l’ultimo libro di Ishiguro uscito due anni fa che pochissimi hanno letto. Parla di orchi, draghi e giganti,fa il verso a Tolkien e mi incuriosisce assai.

 

3 ottobre, giornata della memoria delle vittime migranti

Erano le 7 del mattino del 3 ottobre 2013, al largo di Lampedusa, poco lontano dall’Isola dei Conigli. Il mare era calmo, ma d’improvviso l’azzurro delle sue acque diventò rosso. Una torcia caduta nel deposito del gasolio aveva provocato l’incendio di un barcone carico di migranti. Il Mediterraneo in un istante si trasformò in una bolgia dantesca: 368 morti e 20 dispersi, la più grande tragedia migratoria del Duemila.
Il 3 ottobre è diventata la giornata della memoria delle vittime delle migrazioni. Cerchiamo di onorarla nel più civile dei modi.
Lo dico ai politici, non ai miei cinque lettori.

Donald Trump mette gli Stati Uniti in ginocchio

Gli Stati Uniti sono in ginocchio. Non perché in crisi economica, ma per manifestare contro Donald Trump, il presidente più odiato di tutti i tempi. Il gesto di inginocchiarsi è simbolico, risale a un anno fa, quando il giocatore di football americano Colin Kaepernick si era messo in ginocchio rifiutandosi di cantare l’inno prima di una partita in segno di protesta contro la violenza della polizia bianca nei confronti dei neri. Da allora quel gesto è diventato il simbolo della protesta e della denuncia. In questi giorni mezza America è in ginocchio. Quella dello sport, in prima fila, con atleti del football , del basket e anche del baseball, sport solitamente riservato ai bianchi. E non solo. Si sono inginocchiati anche gli artisti. L’ultimo è stato Stevie Wonder e saranno sicuramente in molti a seguire il suo esempio. E Trump come reagisce? Con gli insulti. Gli ultimi rivolti ai giocatori di football di colore, “multimiliardari di sinistra”.

Quella domanda che ricorre in ogni caso di stupro

L’aspetto più vergognoso del periodo barbaro che stiamo vivendo è forse la domanda che ci facciamo tutti, e sottolineo tutti, quando giunge notizia di uno stupro. “Di dov’è l’aggressore? È un migrante? È italiano? È uno dell’Est?”. Non ci interessa tanto sapere come è andata, come sta la vittima, che cosa ha fatto la polizia… No, ci interessa soltanto conoscere la nazionalità dell’aggressore, nella speranza di poter dire “visto?” o nel timore di dover tenere la testa bassa e la bocca chiusa.