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Auguri a tutti i libri del mondo, quelli belli e quelli brutti

Oggi è la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Una festa poco conoscitua e pochissimo pubblicizzata, eppure diffusa in mezzo mondo. È nata formalmente nel 1996  in Spagna, meglio ancora in Catalogna, da un’idea dello scrittore ed editore Vincent Clavel Andrès ed è nota anche come La giornata mondiale del libro e delle rosa, questo perché ogni donna che oggi in Catalogna acquista un libro riceve l’omaggio di una rosa da parte del libraio.
La data del 23 aprile è stata scelta perché è il giorno in cui nel 1616 sono morti tre giganti della letteratura di tutti i tempi :Miguel de Cervantes, Inca Garcilaso de la Vega e William Shakespeare.
Festeggiamo anche noi, augurando ogni bene a tutti i libri del mondo, quelli belli e quelli brutti.
E un pensierino anche a chi aspetta i diritti d’autore…

Si può criticare un libro senza averlo letto? Si può, si può…

Dice che non si può parlar male di un libro se non lo si è letto. Quindi, prima di aprire bocca su Bruciare tutto, di Walter Siti biaognerebbe leggerlo.

E no, troppo bello. Troppo comodo. Walter Siti insinua che don Milani fosse un prete pedofilo, come il don Leo del suo romanzo e non possiamo dire che è una fesseria perché non abbiamo letto il libro? E no, lo diciamo eccome, senza aver letto il libro e senza aver alcuna intenzione di leggerlo. Ci basta questa cervellotica insinuazione e il fatto che  Bruciare tutto sia dedicato proprio a don Milani. “Forse ho sbagliato. Se è così la mia dedica è fuori luogo” dice oggi Siti in un’intervista a Repubblica. Un gigantesco squallore che porta a una sola conclusione: che cosa non si fa per qualche copia in più. Questo nonostante Siti, sempre su Repubblica di oggi, giuri di non fare mai niente pensando alle vendite. Qualcuno ci crede? Vuoi dire che alle vendite pensa soltanto la Rizzoli che ha pubblicato il libro? Ma andiamo…

Dopo Trump e Erdogan cosa farà Marine Le Pen?

A Trump è andata meglio del previsto, a Erdogan peggio, col suo risicato e discusso 51 per cento, e adesso tutti gli occhi sono puntati su Parigi? Come andrà a Marine Le Pen?  Confermerà che è in atto una deriva destrorsa in tutto il pianeta o darà ragione a chi crede che si tratti di una svolta effimera e ingannevole? Nella speranza che sia buona la seconda ipotesi, aspettiamo incrociando le dita.

Novantasette morti, undici righe a fondo pagina

Sul “Corriere della Sera” la notizia è a pagina 16. Su “Repubblica” un po’ prima, ma quasi invisibile: undici righe in fondo a pagina 4 con un titolo generico: Strage di migranti sulle coste libiche.
In realtà sono morte quasi cento persone, esattamente 97  migranti di colore, caduti in mare a poche miglia da Tripoli per lo sfondamento del gommone sul quale erano stati ammassati. Tra i morti anche numerosi bambini.
Una notizia tragica, come è tragica l’assuefazione a notizie come questa.

La facile scelta del capretto espiatorio

Adesso però non possiamo basarci soltanto sul capretto. Chi lo mangia è un cattivo politico o un politico cattivo, chi non lo mangia è un bravo politico o un politico bravo. La trovo molto pretestuosa questa differenziazione e anche un po’ falsa, diciamoci la verità. Cosa ci vedete di autentico nella foto di Berlusconi che abbraccia la capretta? E nel fatto che Laura Boldrini dice di volerne adottare due, che chiamerà Gaia e Gioia? E magari vi state chiedendo Grillo che fa, che cosa mangerà  il giorno di Pasqua. E Salvini? Che cosa si sbaferà Salvini? E Renzi padre e Renzi figlio?  Ma andiamo. Con tutto l’amore per i capretti e gli agnelli di questo mondo posso dire che dai politici mi aspetto altre esternazioni. Sulla Siria, sugli attentati contro le squadre di calcio, sulla guerra sempre più fredda tra USA e URSS per esempio. Insomma, non vorrei che i nostri politici si lavassero la coscienza trovando un capretto espiatorio che giustifichi il loro vuoto.

Tanti auguri a me

Oggi mi faccio gli auguri. È il mio compleanno e ho bisogno di auguri. Di buona salute, di serenità, di qualche piccola gioia, di amore. Ne compio tanti, tanti da fare quasi spavento, però ci sono arrivato ed è già una bella cosa. Mi scricchiola un po’ il ginocchio sinistro, ogni tanto faccio fatica a ricordare “come si chiamava quello là, sì, quello la… dài…” ma nel complesso tiro avanti abbastanza spedito. Riesco ancora a scrivere romanzi, vado nelle scuole a parlare con i giovani, tengo corsi di scrittura creativa. Cosa  volere di più?

Quella roba là? Quale roba là? Cos’è quella roba là? Non me lo ricordo. Di che cosa state parlando?

Può uno scrittore litigare con un suo personaggio?

Può uno scrittore mettersi a litigare con il personaggio protagonista del suo romanzo che lui stesso ha creato? Può farsi scavalcare e lasciare che sia lui, il personaggio di carta, a decidere che cosa fare?

Sembrano domande sciocche e invece la risposta è sì, gli scrittori  sanno benissimo che ci sono personaggi che godono di vita propria, hanno libero arbitrio e autonomia di sentimenti.

Di questo tratta “Non doveva finire così” uno stranissimo psicogiallo da poco in libreria e in vendita on line (edizioni del Gattaccio).

(L’ho scritto io, devo confessarlo).

Quel titolo orrendo di cui bisognerebbe scusarsi

È un giornale che assolutamente non leggo, per cui non sono aggiornato sulle cose che pubblica. Però ho una curiosità. Dopo aver fatto, a proposito del delitto di Alatri, un titolo che diceva “Difende la ragazza, massacrato da un branco di albanesi”, LIBERO, conosciuta l’identità e la nazionalità degli assassini,  ha chiesto scusa ai lettori e agli albanesi?

Il brutto Fatto delle firme sulla lista Raggi

La storia delle firme tarocche sulla lista Raggi è sinceramente penosa, un misero tentativo di vincere a tavolino una battaglia politica nettamente persa alle urne. Ma è altrettanto penoso assistere alla formazione di schieramenti pro e contro la vicenda. Penoso e triste vedere, per esempio, come “Il fatto quotidiano” si sta arrampicando sui vetri per dimostrare che tutto è a posto, non ci sono state irregolarità da parte dei Cinque Stelle, presentare un documento che anticipa di quattro giorni i numeri delle firme è regolare. Brutta cosa questa, giornalisticamente parlando.

Povero Poletti. Voleva fare solo una battuta…

Ma dài, non sparate su Poletti… Con la storia del calcetto – “Meglio giocare a calcetto che mandare un curriculum” – il nostro prode ministro del lavoro voleva semplicemente fare una battuta, meglio ancora una “metafora della relazione sociale” come ha spiegato lui stesso. Non gli è venuta bene, lo so, ma perché in questi due anni e mezzo di governo, ha forse mai indovinato un’uscita? Mai. E allora perdoniamogli anche questa sul calcetto. Senza scandalizzarci più di tanto. Crozza quando lo imita è più divertente, ma lui sta imparando.