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Coraggio, la campagna elettorale più brutta di sempre finalmente sta finendo

Coraggi0, ancora una settimana e la campagna elettorale più brutta di sempre terminerà. Non sentiremo più le promesse impossibili dei candidati, non vedremo più quei pallosissimi TG  che, dovendo accontentare tutti, sono di una noia insopportabile, non saremo costretto a tenere il dito incolato sul telecomando, pronti a cambiare canale non appena spunta il faccione di Salvini. È quasi fatta, coraggio. Poi molti andranno in Parlamento, molti torneranno a casa, molti altri nelle fogne.

Colpo di scena: Casapound non è di destra

Ieri sera, in un attacco di masochismo, ho girato su Rai 2 e ho seguito la prima puntata di “Tribuna elettorale” condotta da Annamaria Baccarelli.  Prima i portavoce di due partiti sconosciuti, uno “valore umano”, l’altro non so, poi il segretario di un partito, ahimè, ben conosciut0. Sto parlando di Simone Di Stefano, leader e candidato premier di Casapound.

Una trasmissione imbarazzante, piena di falsità. La più grossa, quella che ha pienamente soddisfatto il mio momentaneo masochismo, l’ha detta Di Stefano quando ha affermato che Casapound non è di destra. No. Vogliono uscire dall’Europa, odiano l’Euro, non vogliono neanche sentir parlare di jus soli, chiedono agli italiani di fare figli per proteggere la razza, come voleva il Duce, offrendo un improbabile assegno di 500 euro al mese per ogni bambino che viene al mondo, ma dicono di non essere di destra. E la conduttrice e i tre giornalisti che la affiancavano non hanno detto niente? Niente proprio no, ma poco, pochissimo.

Dopo un po’ ho girato canale e ho visto come finiva Montalbano. Molto più rasserenante.

 

I cinque minuti più belli di tutto il Festival

Non ho visto il Festival di Sanremo, non lo vedo mai, ma stamattina sono andato a cercare su youtube il video del monologo di Piefrancesco Favino che ha suscitato tante reazioni opposte. Beh, sono stato cinque minuti scarsi di altissimo livello, Non ho visto il Festival di Sanremo, non lo vedo mai, ma sono certo che sono stati i cinque minuti più belli e intensi dell’intera manifestazione. Bravo Favino, bellissimo il testo “La notte poco prima della foresta”, scritto dal drammaturgo e regista teatrale francese Bernard-Marie Koltès.

Ma hanno mai amministrato almeno una bancarella?

Se qualcuno sperava di motivare il partito dell’astensione, beh, diciamoci la verità la presentazione delle liste elettorali ha provocato l’effetto contrario. Tutte le liste, intendo, non quelle specifiche di un partito. C’è davvero di tutto: magistrati, avvocati, giornalisti, imprenditori, ex calciatori, comici, ex atleti ,soubrette, imprenditori: un’accozzaglia di gente che  suscita un’impressione desolante e impone una domanda: ma questa gente che ne sa di politica? Ha mai amministrato una bancarella, un condominio, un qualsiasi gruppo di persone? La risposta è scontata e altrettanto scontata è la risposta che il 4 marzo darà il partito dell’astensione.

I liceali svizzeri che vogliono conoscere “il papà di Fulmine”

Se è vero, come è vero, che i libri hanno vita breve, qualche mese e poi spariscono dalle librerie per far posto ai nuovi arrivati, è  bellissimo constatare che, a quattro anni dall’uscita, il mio “Fulmine” è ancora vivo, vegeto e molto amato soprattutto dai giovani. E non soltanto dagli italiani. Venerdì 26 arriveranno a Milano dalla Svizzera, esattamente dal cantone di Vaud, una cinquantina di studenti del Liceo Burier, a due passi da Losanna che, guidati dai loro professori, andranno a visitare il Duomo, la Scala, la pinacoteca di Brera, il museo del Risorgimento e la chiesa di Sant’Ambrogio. Ma pensate: tra una visita e l’altra di questo intensissimo raid turistico-culturale hanno anche chiesto di poter incontrare il “papà di Fulmine”, libro che hanno letto in classe. Può uno scrittore provare una gioia maggiore? Senza spinte pubblicitarie, senza promozioni, quasi a dispetto dell’editore, “Fulmine” piace ancora e mi dà grandi soddisfazioni. Incontrerò con grande gioia i liceali che vengono dalla Svizzera a Milano anche per conoscere “il papà di Fulmine” e spero che mi diano la carica per continuare a scrivere storie.

Quanto chiasso per un semplice 1 per cento

E come se la tirano… Un gruppo di calciatori superpagati ha deciso di fare beneficenza regalando l’1%, ripeto l’uno per cento e lo scrivo in lettere perché si capisca meglio, del proprio stipendio multimilionario e diventano dei benefattori dell’umanità. Ha aderito anche lo juventino Giorgio Chiellini e per questo, per quell’uno per cento dello stipendio, si è meritato articoloni sui giornali e sul web. Il “Corriere della Sera” gli ha dedicato addirittura la copertina del suo inserto sulle “Buone Notizie”. A me sembra esagerato, vuoi per l’entità dell’offerta, vuoi perché i veri benefattori fanno donazioni in silenzio.

E io salvo il Benevento dalla retrocessione

Giochiamo a chi le spara più grosse?

Io abolisco il canone TV. Io il bollo auto. Io la tassa universitaria. Io cancello il job act. Io tolgo l’obbligo di vaccinarsi. Io esco dall’Euro. Io aumento le pensioni. Io salvo il Benevento dalla retrocessione. Io riporto la Nazionale di calcio ai  Mondiali di Russia. Io ripulisco Roma dai rifiuti.

E mancano ancora più di cinquanta giorni

 

Il mio bilancio del 2017 tra famiglia, cane, gotta e libri

Bilancio del 2017? Beh, dài, poteva andar peggio.
Mia moglie mi sopporta ancora, i figli pure, la cagnolina mi adora, la salute bene o male tiene, con gli acciacchi naturali dell’età (soffro di gotta, un malanno aristocratico che sbandiero con orgoglio), la scrittura e l’insegnamento della stessa mi danno soddisfazioni, lavoro con due case editrici serie e coraggiose (Il Gattaccio e Radici Future) e fra un paio di mesi uscirò con un nuovo romanzo che sarà senza dubbio un best seller.
Che più alla mia veneranda età? Buon Capodanno!

Buon Natale con una vecchia poesia, ancora attuale

Faccio a tutti l’augurio di un felice Natale con una vecchia poesia che ho scritto sedici Natali fa.

Natale?
Presente

Natale?
Presente.
Sei pronto?
Impaziente
Hai fatto i regali?
Come tutti i Natali
Tua moglie è contenta?
Almeno lo ostenta.
E i figli che fanno?
Quel che fanno ogni anno.
Ma tu cosa provi?
Una gioia e un dolore
La gioia per cosa?
Per “quelli” che ho intorno.
E invece il dolore?
Per “quello” che ho intorno.
La differenza qual è?
Devo startelo a dire?
Ci vuol poco a capire.
Non lo vedi che intorno
Si peggiora ogni giorno?
Fuori qui dalla stanza

C’è soltanto arroganza
E il fascismo già avanza
Con la sua intolleranza.

Ho capito, sta calmo…che è stato?
Chiedo scusa, mi sono scaldato.
Non è niente, continua a parlare.
Che cos’altro mi vuoi domandare?
Dov’è la poesia di Natale?
È ancora allo stato embrionale
La rima è pur sempre baciata?
Sì, ma non sempre è appropriata
Che problemi hai trovato a creare?
Non c’è niente che mi faccia ispirare.
E allora che credi, che è meglio mollare?
Pensaci bene, proprio questo vuoi fare?
Ma no, chi l’ha detto? Soltanto che io…
Io, io, solo io…. Non sei tu che sei il Dio.
Se tanto brutto ti sembra il tuo mondo
Deciditi a fare una scelta di fondo
D’accordo, ho capito: che cosa consigli?
Guarda negli occhi tua moglie e i tuoi figli
Invece di stare qui a macerarti
Pensa a chi ancora continua ad amarti.
Stringiti al petto l’intera famiglia

Quegli altri il diavolo, vedrai, se li piglia
Dimentica il mondo, pensa ai tuoi cari
E non scivolare sui toni volgari.

Però se un insulto mi scappa dal petto…
Non preoccuparti, non sarai maledetto.
Anzi, guarda, se ti può consolare
Mettiamoci insieme e proviamo a rimare.
Diciamolo in coro rivolti ai potenti,
Quelli che vogliono piallarci le menti:
Voi che pensate soltanto al potere
Voi che volete ricchezze e piacere
Voi che pensate la guerra sia un gioco
Voi che degli altri vi importa assai poco
Voi che lanciate le bombe a Kabul
Date retta al Signore: andate a fancul.

Natale 2001

“Chapeau” per Borsalino, il cappello più bello del mondo

Se per rendere omaggio a una persona o per esaltare un’impresa si adopera universalmente l’espressione “chapeau”, accompagnata da un gesto della mani verso il capo, beh, allora dieci, cento, mille volte “chapeau” a Borsalino, il cappello di feltro più famoso del mondo che oggi va in soffitta, dopo 160 anni di gloriosa esistenza. È la fine di un simbolo, il crollo di un mito. Borsalino era il cappello di Humphrey Bogart, di Al Capone, di Winston Churchill e ancora di Fellini, Gassman, Alain Delon, Charlie Chaplin e tanti tanti altri ancora (ne ho avuto uno anch’io).

La sua storia è finita ed è superfluo stare in questa sede  a spiegarne i perché. Limitiamoci a rendere omaggio a Giuseppe Borsellino, l’uomo che il 4 aprile del 1857, ovverso centosessanta anni fa, lanciò in quel di Alessandria questo meraviglioso prodotto. Chapeau.

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